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ELEMENTI DI ELETTRONICA
In questa sezione del sito, l'obiettivo principale é quello di
dare una conoscenza adeguata di tutti gli elementi necessari per il
conseguimento della patente di radiooperatore.
A tal proposito vengono forniti elementi di elettronica
riguardanti:
LA RESISTENZA
Esistono materiali nei quali con un piccolissimo sforzo, cioé con
una piccola differenza di potenziale applicata, gli elettroni si
spostano molto facilmente: questi sono per esempio i metalli ovvero i
conduttori.
Esistono, invece, materiali in cui, anche con elevatissime
differenze di potenziale applicate, non si riesce a spostare nessun
elettrone (questi sono i materiali isolanti).
Comunque, la difficoltà a distaccare elettroni dai rispettivi
atomi, e le continue collisioni che si verificano fra questi elettroni
liberi, contribuiscono ad opporsi in modo piú o meno sensibile ad un
flusso continuo e regolare di elettroni.
Questa opposizione che la corrente elettrica incontra durante il
suo percorso entro un conduttore o un circuito prende il nome di
resistenza.
Il simbolo della resistenza " la R e l'unità di misura "
l'ohm del quale vi sono i seguenti multipli e sottomultipli:
Kohm=Kiloohm=1.000 ohm=103
Mohm=Megaohm=1.000.000 ohm=106
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UNITA' DI MISURA
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resistenza
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R
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ohm
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I fattori che determinano il valore della resistenza in modo
diretto sono i seguenti:
- il tipo di materiale prescelto é il fattore piú evidente;
- un ruolo determinante é assunto anche dalla sezione trasversale
del conduttore: maggiore é la superficie attraverso la quale
possono sfogare gli elettroni liberi, minore é l'attrito
incontrato e quindi minore " la resistenza dell'elemento.
- Importante, infine, é il ruolo assunto dalla lunghezza del
percorso: piú lungo é il tratto di conduttore che le cariche
devono percorrere, maggiori sono le difficoltà da superare per i
vari attriti.
La resistenza si calcola facilmente secondo la seguente formula
R=(l/s)
Il coefficiente di proporzionalità r é la resistività del
materiale.
Effetto Joule
Per far scorrere una certa corrente entro un conduttore, piú
elevata é la resistenza del conduttore stesso, maggiore é il lavoro
che occorre fornire dall'esterno, sotto forma di differenza di
potenziale. Il lavoro fornito dall'esterno, quindi, si trasforma in
calore, ovvero in aumento di temperatura del conduttore considerato.
Questo fenomeno prende il nome di effetto joule, che consiste in una
trasformazione entro ogni conduttore percorso da corrente, da energia
elettrica a energia termica. Un fattore che bisogna tenere in debita
considerazione é la temperatura. Si tratta, peró, di un'azione
esterna all'elemento stesso.
Quando una corrente I attraversa una resistenza R si ha il
riscaldamnento di quest'ultima. E' l'effetto Joule. La quantità di
energia W (espressa in Joule) dissipata in calore nel tempo t
(espresso in secondi) dipende dal quadrato della corrente I ed é
definita dalla relazione seguente:
W= R x I2
Il fenomeno é indispensabile, ad esempio, nel filamento di una
lampadina a incandescenza, nelle stufe elettriche, nei ferri da stiro
e nei fusibili posti a protezione degli impianti elettrici. E',
invece, inutile e dannoso quando non si ha la necessità di produrre
calore elettricamente.
Nei componenti elettrici, se la corrente supera il limite previsto,
l'effetto Joule crea surriscaldamento e deterioramento dell'isolante.
La legge di Ohm
Esiste una relazione matematica molto importante che si può
esprimere secondo la seguente formula:
V = R x I
dove:
V = Tensione (Volt)
R = Resistenza espressa in ohm
I = Intensità di corrente espressa in Ampere
Quando una corrente elettrica I scorre attraverso una resistenza R,
tra l'ingresso e l'uscita del componente si crea una diminuzione di
tensione ovvero una caduta di tensione. Il calcolo di questa
diminuzione,cioé della tensione misurata ai capi della resistenza, si
esegue tramite la legge di Ohm:
caduta di tensione = R x I
Resistori in serie
Due o piú resistori sono collegati in serie quando sono percorsi
dalla stessa corrente. Esempio:
Possiamo notare che la corrente che percorre il resistore R1 deve
percorrere anche il resistore R2, in quanto nel punto di unione tra R1
ed R2 non vi sono altri componenti; per cui si dice che sono collegati
in serie. Tale tipo di collegamento é richiesto quando si vogliono
ottenere tensioni inferiori a quella di alimentazione del circuito.
Per calcolare la resistenza totale dei due resistori, vista dai
morsetti A e B, cioé Rtot, si usa la seguente formula:
R T = R 1 + R 2
La resistenza totale Rtla possiamo anche indicare come la
resistenza equivalente Req, cioé i due resistori hanno lo stesso
valore di un unico resistore avente come resistenza la somma delle
resistenze dei due resistori.
Se vi sono piú di due resistori si usa la formula:
R T = R 1 + R 2 + R 3+R n
In definitiva per ottenere la resistenza totale si fa la somma dei
valori di tutte le resistenze collegate in serie.
Resistori in parallelo
Due o piú resistori sono collegati in parallelo quando i
rispettivi morsetti sono collegati l'uno con l'altro in modo che la
tensione applicata sia la stessa. Il collegamento in parallelo é il
piú utilizzato, infatti in una comune abitazione tutte le
apparecchiature elettriche sono collegate in parallelo. Lo schema
elettrico é il seguente.
Quando i resistori sono due si può utilizzare la seguente formula:
R tot.= (R 1xR 2)/(R 1+R 2)
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IL CONDENSATORE
Il componente elettronico/elettrico chiamato condensatore é in
grado di accumulare una certa quantità di carica elettrica che
dipende dalla tensione presente ai suoi capi. Il rapporto tra la
carica e la tensione definisce la capacità del condensatore.
C = Q/V
dove:
C = Capacità del condensatore espressa in Farad
(F)
Q = Carica del condensatore espressa in Coulomb
V = Tensione (Volt)
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UNITA' DI MISURA
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condensatore
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C
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Farad
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F
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Come il resistore anche il condensatore é un componente passivo e
bipolare, però a differenza del resistore che non é polarizzato,
alcuni tipi di condensatori lo sono, hanno cioé un polo positivo e
uno negativo che bisogna tenere presente quando si saldano sul
circuito stampato.
Nel condensatore c'é passaggio di corrente solo se la tensione
presente ai suoi capi é variabile nel tempo
Il condensatore per poter accumulare carica elettrica (caricamento)
ha bisogno di un certo lasso di tempo
Se poniamo in serie un resistore (R) e un condensatore (C) collegati
ad una batteria, la costante di tempo é data dal prodotto R per C.
t = RxC
dove:
t = (tau) é la costante di tempo
R = é il valore della resistenza
C = é il valore della capacità
E' dimostrato che solo dopo un periodo pari a 5 volte il valore di
tau, ai capi del condensatore é presente tutta la tensione della
batteria, e in modo analogo una volta staccata la batteria, il
condensatore si scarica totalmente dopo 5 volte il valore di tau.
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L'INDUTTANZA
L'induttanza é la proprietà elettromagnetica di una bobina.
Il numero di spire e l'eventuale presenza di un nucleo determinano
le proprietà elettromagnetiche di una bobina. Queste proprietà
vengono chiamate induttività oppure induttanza.
Per indicare l'induttività di una bobina si usa l'henry (unità di
misura).
L'induttanza di una bobina é di 1 henry quando con una variazione
di corrente di 1 ampére in un secondo si ha l'induzione di una
tensione di 1 volt nella bobina. Generalmente, all'uscita del
generatore di ultrasuoni, viene collegata una o piú induttanze
(bobine avvolte con uno speciale filo di rame su nuclei di ferrite)
per generare la corretta forma d'onda necessaria per la vibrazione
ultrasonora dei trasduttori piezoelettrici
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UNITA' DI MISURA
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induttanza
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L
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Henry
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H
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FILTRI
Il filtro é un circuito che ricevendo in ingresso segnali di
frequenze diverse é in grado di trasferire in uscita solo i segnali
delle frequenze volute, in pratica seleziona le frequenze che si
vogliono. In un filtro la tensione di uscita é sempre inferiore a
quella di ingresso, non é infatti un amplificatore, ma la selezione
avviene attenuando le frequenze non volute e lasciando inalterate le
frequenze volute.
Principalmente ci occupiamo di due tipi fondamentali di filtro:
filtro passa-basso; filtro passa-alto.
Si dice filtro passa basso un circuito che fa
passare in uscita solo le frequenze piú basse di un'altra prefissata.
La frequenza prefissata, che viene scelta a piacere, viene detta
frequenza di taglio e la indichiamo con ft. Un tipico circuito passa
basso é il seguente:
Possiamo vedere come il condensatore é un componente che conduce
molto le alte frequenze mentre attenua e non fa passare le basse
frequenze; nel nostro caso, però, il condensatore non é posto in
serie tra ingresso e uscita ma in parallelo all'uscita, quindi le
altre frequenze vengono messe in corto circuito dal condensatore verso
massa, e non le ritroviamo in uscita; mentre in uscita ritroviamo solo
le basse frequenze; quindi il filtro si comporta da filtro passa
basso.
Per calcolare la frequenza di taglio si usa la seguente formula:
ft= 1/2(RC)
Se indichiamo con la tensione Vi di ingresso; la tensione di uscita
Vu il diagramma del filtro al variare della frequenza é il seguente:
Possiamo vedere come a frequenza zero l'uscita assume il massimo
valore, cioé Vu =Vi; in corrispondenza della frequenza di taglio ft
l'uscita assume il valore Vu = Vi/ 2
Si dice frequenza di taglio di un filtro quella frequenza alla
quale l'attenuazione del filtro, cioé il rapporto tra tensione di
uscita e tensione di ingresso é uguale a 1,cioé
Vu = 1
Per frequenze superiori a ft la curva scende verso il basso e
quindi la tensione in uscita é molto attenuata.
E' differente del filtro passa-basso, il filtro passa-alto
ovvero un circuito che fa passare in uscita solo le frequenze piú
alte della frequenza di taglio ft. Un tipico circuito passa alto é il
seguente:
Possiamo vedere come il condensatore é un componente che conduce
molto le alte frequenze mentre attenua e non fa passare le basse
frequenze; nel nostro caso il condensatore é posto in serie tra
ingresso e uscita quindi le altre frequenze vengono messe in corto
circuito dal condensatore e le ritroviamo in uscita; mentre per le
basse frequenze il condensatore si comporta come un circuito aperto,
quindi le basse frequenze non riescono a passare; quindi il filtro si
comporta da filtro passa alto.
Per calcolare la frequenza di taglio si usa la seguente formula:
ft = 1/2p RC
Se indichiamo con Vi la tensione di ingresso e con Vula tensione di
uscita il diagramma del filtro al variare della frequenza é il
seguente:
Possiamo vedere come a frequenza zero l'uscita assume il valore
zero; per frequenze inferiori a ft la curva si mantiene molto bassa,
quindi le basse frequenze non passano. In corrispondenza della
frequenza di taglio ft l'uscita assume il valore Vu =Vi / 2.
Per frequenze superiori a ft vediamo che la curva va verso il
valore massimo Vi. Quindi é un circuito passa alto.
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LA RISONANZA
Circuito RLC risonante in serie
Se consideriamo un circuito RLC, come nello schema seguente:
e lo alimentiamo con una tensione alternata avente ampiezza fissa
ma frequenza variabile, possiamo notare che il valore della impedenza
cambia al variare della frequenza.

Nel diagramma superiore abbiamo rappresentato il modulo al variare
della frequenza, partendo da frequenza zero sino alla massima
frequenza, cioé infinito µ ; notiamo che a frequenze basse il
condensatore si comporta come un circuito aperto, quindi presenta una
elevata impedenza e impedisce il passaggio della corrente;
contemporaneamente la induttanza si comporta come un corto circuito,
mentre il resistore resta costante; il circuito si dice
prevalentemente capacitivo. Man mano che aumenta la frequenza si
arriva ad una particolare frequenza in cui il condensatore é
diventato ormai un corto circuito e l'induttanza inizia a manifestare
i suoi effetti; tale frequenza é detta frequenza di risonanza, che
indichiamo con fo, tale frequenza é caratteristica del circuito RLC,
infatti in corrispondenza di tale frequenza il circuito si comporta
come un semplice resistore R, e l'impedenza raggiunge il valore
minimo, cioé Z = R, consentendo il massimo passaggio di corrente. La
frequenza di risonanza si calcola con la seguente formula:
f 0 = 1/2(LxC)
a tale frequenza si ha che w L = 1/w C, cioé la reattanza del
condensatore é uguale alla reattanza della bobina, e poiché le due
reattanze XL e XC sono uguali e contrarie, i loro effetti si
annullano.
Per quanto riguarda lo sfasamento possiamo dire che a frequenze
basse lo sfasamento parte da -(p/2), alla frequenza di risonanza lo
sfasamento é nullo, e ciò costituisce un pregio, in quanto il
circuito lo utilizziamo in prossimità della frequenza di risonanza;
per frequenze superiori lo sfasamento tende a +(p/2).
Volendo ora rappresentare l'andamento della corrente possiamo
utilizzare la formula
I = V/Z
Tenendo costante la tensione e variando la frequenza da 0 a µ il
modulo della corrente ha un andamento del tipo:
Notiamo che la corrente raggiunge il massimo valore I in
corrispondenza di f.Da tale diagramma possiamo concludere che le
frequenze che il circuito lascia passare sono quelle comprese tra f1ed
f2, in pratica il circuito risonante RLC si comporta come un filtro
che lascia passare le frequenze comprese tra f1 ed f2. Si dice banda
passante l'insieme delle frequenze comprese tra f1 ed f2.
B = f2 - f1
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IL TRASFORMATORE
Il trasformatore viene usato generalmente per elevare o abbassare
la tensione disponibile. E' frequente l'uso di questo componente per
ottenere dai normali 230 volt, tensioni molto piú basse, variabili
tra 1,5 e 12 volt.
Il trasformatore basa il suo funzionamento sul fenomeno dell'induzione
elettromagnetica. Infatti il circuito di ingresso (primario) e quello
di uscita a tensione piú bassa (secondario) non sono in contatto
fisico, ma il primo agisce sul secondo solo tramite il flusso
magnetico che genera quando é attraversato dalla corrente.
I due circuiti sono avvolti in spire (avvolgimenti), di numero
opportuno, su uno stesso nucleo di materiale ferromagnetico. Questo
materiale ha la capacità di facilitare il passaggio del flusso
magnetico dal circuito primario a quello secondario (alta permeabilità
magnetica), incanalandolo al proprio interno.
In figura vediamo schematizzato un trasformatore. Con Vi é
indicata la tensione di ingresso e con Vu quella di uscita.
Indicando con N1 e N2 rispettivamente il numero di spire del circuito
primario e del circuito secondario, con K = N1/N2 il loro rapporto
(rapporto di trasformazione), la relazione matematica che lega la
tensione di uscita a quella di ingresso é:
Vu = Vi/K
Se non ci fosse il nucleo magnetico, il flusso sarebbe minore
(l'aria ha una minore permeabilità magnetica) e solo una parte
raggiungerebbe il circuito secondario, poiché disperso in piú
direzioni.
Solo in tensione alternata si ha induzione elettromagnetica ovvero
se il flusso magnetico che investe il circuito secondario é
variabile. Nell'uso quotidiano ciò é soddisfatto perché i 230 volt
che applichiamo al circuito primario sono alternati e quindi
variabili. Di conseguenza anche il flusso magnetico generato é
variabile.
Se, invece, applicassimo al circuito primario una tensione continua (cioé
non variabile) non otterremmo alcuna tensione in uscita dal
trasformatore.
Per quanto riguarda l'alimentazione nei circuiti elettronici, a
volte non ci rendiamo conto della presenza dei trasformatori perché
sono già contenuti in molti apparecchi quali radio,
videoregistratori, piccoli elettrodomestici, amplificatori, computer,
ecc. E' vero che inseriamo la spina nella normale presa a 230 volt, ma
i loro circuiti funzionano a una tensione decisamente inferiore. Per
questo il primo componente che si trova al loro interno é proprio un
trasformatore.
Poiché i trasformatori forniscono una tensione alternata, mentre i
circuiti elettronici vengono normalmente alimentati in tensione
continua, immediatamente a valle del trasformatore troviamo un
raddrizzatore e un circuito filtrante.
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