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COS'E'LA RADIO
La
radio puó essere definita come uno "strumento" elettronico
necessario per compiere un servizio di radiocomunicazione in un
determinato punto.
Essa si è sviluppata anche come strumento di comunicazione
privata. La rete poco numerosa, ma estesa nel mondo, dei
"radioamatori" ha avuto (e in parte ha ancora) un ruolo
importante nei sistemi di comunicazione.
All'interno di questo sito la radio verrà analizzata sia dal punto
di vista elettronico che da quello sociale, senza ricorrere ad un
linguaggio estremamente complesso e poco comprensibile.
La radio rappresenta per la vita pubblica il più grandioso mezzo
di comunicazione che si possa immaginare, uno straordinario sistema di
canali, in grado non solo di trasmettere ma anche di ricevere, non
solo di far sentire qualcosa all'ascoltatore ma anche di farlo
parlare, non di isolarlo ma di metterlo in relazione con altri.
É interessante capire l'origine e lo sviluppo di questa
"invenzione" che ha suscitato interesse nell'opinione
pubblica.
Il primo ricevitore
Il primo ricevitore (ricevitore a galena) presenta il seguente
schema elettrico:
La prima parte del circuito é formata da un
"diodo a galena", che oggi equivale ad un diodo a giunzione
pn, che permette di selezionare il segnale modulato proneniente dall'
antenna, ossia elimina la componente negativa del segnale stesso; il
nuovo segnale modulato cosi ottenuto passa alla seconda parte del
circuito R-C che permette di separare l' informazione dalla portante
rilevando i picchi formati dalla stessa. Il condensatore si carica
direttamente rilevando l' inviluppo del segnale modulato e si scarica
tramite la resistenza quando questo decresce, ai capi della resistenza
si puó quindi rilevare direttamente l' informazione rappresentata
dalla tensione (Vm).
Nuove tecnologie per la costruzione dei ricevitori
Il nuovo sistema quindi presentava uno schema simile a quello
seguente; il sistema era caratterizzato principalmente da un apparato
trasduttore e da tre moduli:
L'amplificatore RF a quel tempo era impossibile da progettare in
maniera adeguata, in quanto la componentistica limitata nelle
prestazioni non consentiva di lavorare a larga banda; inoltre gli
effetti reattivi presenti prevalevavano sulla qualitá dell'
informazione.
Tutto questo era legato anche ad enormi problemi di spazio e di
costo.
Il demodulatore fu realizzato con l' ausilio di un cristallo di
galena, che presentava caratteristiche simili a quelle di un diodo
odierno a giunzione pn (ossia faceva passare la corrente a seconda del
suo verso).
L'amplificatore BF per il segnale ( contenuto nella portante )
aveva la funzione di amplificare il segnale che gli si presentava al
suo ingresso.In quell' epoca questo amplificatore era sede di grandi
problematiche come ad esempio un' alta dispersione termica dovuta alla
costruzione delle valvole termoioniche ed uno sfasamento del segnale
in uscita dall' amplificatore, sempre dovuta alle valvole.
I progressi avvenuti nel ventesimo secolo
La
radio diffusione comincia a compiere dei passi significativi dopo il
1904, anno in cui il Prof. Fleming dell'university college di Londra
applico' la valvola termoionica alla "stazione Marconi". In
seguito ad una amplificazione della scoperta di Fleming (la scoperta
di triodi, pentodi etc.) si diede inizio alla costruzione di
apparecchi ricevitori, definiti a sintonia variabile, su vasta scala.
Agli inizi del ventesimo secolo le prime realizzazioni, basate sul
precedente schema, presentavano delle prestazioni piu` che
soddisfacenti, ma confrontate con la tecnologia attuale individuano
numerose limitazioni. In seguito grazie alla scoperta delle proprietá
dei semiconduttori (germano silicio) si riuscí a sostituire il
funzionamento delle valvole in spazi e costi ridotti di centinaia di
volte, ma con prestazioni molto piú elevate; nasce cosi il
transistore. Cominciava cosi la moderna elettronica che ridusse i
circuiti grazie a soluzioni circuitali come il CHIP contenente piu
transistori, il quale permise di ridurre le dimensioni dei circuiti
riceventi che in seguito si svilupparono grazie alla creazione di
nuovi metodi di demodulazione come l'eterodina e la superterodina.
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