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LE ANTENNE
Per antenna, si intende un dispositivo che é correlato alla
risonanza quindi che può contribuire attivamente alla selezione di
frequenza.
Non sono considerate antenne, nel senso stretto del termine, i
"pezzi di filo", gli stili estensibili o simili, la cui
denominazione piú corretta dovrebbe essere captatore.
Vi chiederete il perché, ed é presto detto. Se dobbiamo fornire
al ricevitore un sistema che abbia al termine una impedenza definita,
tipicamente 50 ohm, talvolta 600 ohm, allora solo un'antenna, in
qualche modo risonante, potrà fornire tale parametro.
Fatta chiarezza su questo concetto base vediamo in cosa può
tradursi praticamente quanto richiesto.
E fondamentale capire come installare correttamente l'antenna.
Basterebbe una parola: ALTA, PIÙ ALTA. Così é risolto ogni
problema. In verità non solo alta, ma sopratutto libera da ostacoli
circostanti.
Se si risiede in campagna, l'antenna, supponiamo una verticale, va
bene posta anche un metro sopra il terreno, ma a patto che non vi
siano case attorno.
Alta sul tetto, sempre, se si risiede in città.
Prestare attenzione alla protezione dalle scariche statiche che si
formano su tutti i tipi di antenna ma, chissà perché si formano di
piú sulle verticali.
Per quanto riguarda l'installazione, comunque é differente per
ogni tipologia di antenna, tuttavia é importante ricordare che le
onde elettromagnetiche si propagano nell'etere in modo chiaro e
preciso e, se l'antenna viene posta in punti coperti o comunque
circondati da abitazioni e/o in vicinanza di altre antenne
trasmittenti in bande diverse e contrastanti, la resa sarà del tutto
inferiore rispetto alla norma.
Le varie tipologie di antenne si caratterizzano anche in base al
loro guadagno (espresso in DB).
Qui vengono analizzate le seguenti
tipologie di antenne:
- DIPOLO 1/2 ONDA
- WINDOM
- VERTICALI
- FOLDED DIPOLE
- GROUND PLANE
Dipolo 1/2 onda
È
l'antenna classica, di paragone e confronto di tutti i sistemi
riceventi. Composta da un conduttore, filo o tubo, la cui lunghezza é
circa ½ onda, interrotto al centro per prelevare il segnale. Il punto
centrale é definito di alimentazione e l'impedenza alla risonanza é
di 73 ohm.
Dal punto di vista dell'alimentazione si raccorda ad un cavo da 75
ohm che raggiunge il morsetto d'antenna del ricevitore.
Poiché l'antenna é bilanciata, anche il cavo dovrebbe essere in
piattina da 75 ohm, ma l'uso di un cavo coassiale, che é sbilanciato,
consente un buon trasferimento del segnale captato verso il
radioricevitore senza molti problemi.
Il dipolo ha alcune particolarità non trascurabili. Ad esempio
funziona ancora bene alle frequenze armoniche dispari; se di lunghezza
½ onda a 75 metri (risonante cioé su 4 MHz) funzionerà bene anche
sui 25 metri (pari a 12 MHz) e così via, mantenendo anche
un'impedenza accettabile.
Si possono appaiare due o tre dipoli stesi a ventaglio e con il
punto di alimentazione comune. Le lunghezze ovviamente saranno
diverse: per tre dipoli si avranno quindi tre risonanze dirette ed
altre tre in armoniche: non é male per dei semplici pezzi di filo.
La minima frequenza di risonanza per un dipolo é ad un certo punto
bloccata dalla lunghezza e si può considerare limite la frequenza di
1,6 MHz (pari a 190 metri circa) per la quale il dipolo deve essere
lungo ben 85 metri: una misura difficilmente installabile, impossibile
in città (ma non nei DX Camp, N.d.R.).
Del dipolo vi sono anche versioni appositamente studiate per uso
multibanda. Una di queste é dovuta all'Ing. Varney G5RV e così
conosciuta. È un dipolo lungo 31 metri con alimentazione centrale.
Richiede poi una linea di discesa in scaletta a 400-600 ohm o in
piattina da 300 ohm, lunga circa 10 metri. A questo punto il valore
medio di impedenza é prossimo a 70 ohm sul range di frequenze da 3,5
MHz (pari a 85 metri) a 29 MHz (pari a 10 metri), e quindi vi si può
connettere un cavo a 75 ohm che raccorderà il ricevitore. È
un'ottima ed efficiente antenna, il cui solo problema sta nel fatto
che il tratto di discesa a 300 ohm deve essere verticale, libero e
lontano da ostacoli: non può essere fissato al muro!
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Windom
Un'altra antenna con spiccata attitudine multibanda é la WINDOM.
Si tratta di un dipolo con alimentazione fuori centro, la cui
lunghezza é ½ onda alla frequenza piú bassa e ha risonanze
armoniche e evidenti. Il punto di alimentazione é circa 1/3 della
lunghezza: una windom lunga 40 metri sarà composta da un braccio
lungo 13,3 metri e da un altro di 26,6 metri circa. Avrà risonanza
sulle bande dei 10, 20, 40 e 80 metri circa. L'impedenza al punto di
alimentazione é circa 300 ohm per cui, di solito, si utilizza un
adatto trasformatore con rapporto 6:1 ed in discesa un cavo da 50 ohm.
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Verticali
Le antenne verticali sono, in pratica, dei mezzi dipoli e quindi
vanno considerate con gli stessi criteri.
Un punto fondamentale é che per funzionare bene devono usufruire
di un piano di terra vero o artificiale; vero, nel caso siano montate
in giardino o nell'orto, nel quale sono infisse puntazze di tipo
elettrico per terre, poi raccordate alla base e alla calza del cavo di
alimentazione; artificiale se l'antenna é montata a tetto. La terra
artificiale si potrà realizzare con una rosa di fili disposti a
raggera attorno alla base a cui saranno connessi oppure, se il
tragitto é breve, raccordati alla base del sistema di armatura
dell'edificio. in ogni modo un sistema di terra é necessario
altrimenti l'antenna non entra in risonanza.
Quando la verticale é risonante presenta un'impedenza di 35-40 ohm
se la sua altezza é ¼ d'onda, sarà quindi effettuata una discesa in
cavo coassiale da 50 ohm. Anche la verticale presenta risonanze alle
armoniche dispari come il dipolo.
Da notare che potendo installare una verticale lunga 15,5 metri si
avrebbe lo stesso comportamento relativo alla G5RV e il cui valore di
impedenza sarebbe, senza uso della piattina, prossimo a 150 ohm per lo
stesso range di frequenze. Se la si realizzasse lunga 7,75 metri, la
frequenza piú bassa sarebbe la banda dei 41 metri (pari a 7,1 MHz).
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Folded Dipole (dipolo ripiegato)
Il dipolo ripiegato é una delle antenne piú usate, forse la piú
usata in assoluto, in quanto fa parte della stragrande maggioranza
delle antenne Yagi-Uda per TV. Il principio di funzionamento é
abbastanza semplice; se pensiamo un comune dipolo, e gli disponiamo
parallelamente, molto vicino (di solito a centesimi di lunghezza
d'onda) un altro dipolo cortocircuitato al centro, il secondo dipolo
é percorso da una corrente indotta dal primo e, data l'estrema
vicinanza, le due correnti sono praticamente uguali.
Da un punto molto distante quindi si vede il campo di due dipoli
che irradiano nello stesso modo; poiché essi sono molto vicini e le
loro correnti sono praticamente in fase, il campo totale é
sostanzialmente la somma dei due campi. Poiché la potenza va con il
quadrato del campo (come del resto va con il quadrato della tensione e
della corrente), la potenza irradiata a parità di corrente é quattro
volte maggiore di quella del dipolo singolo, e poiché P=RxI, é
evidente che si deve avere una resistenza di radiazione quadrupla
rispetto a quella appunto del dipolo singolo.
Dal momento che quest'ultimo ha resistenza di radiazione intorno ai
72 ohm , si vede che il dipolo ripiegato ha resistenza di radiazione
di circa 290 ohm , che normalmente si arrotondano a 300 ohm (il 3%, in
elettronica, é una differenza trascurabile, salvo quando si tratti di
costi di produzione...).
Il diagramma di irradiazione della struttura così ottenuta é
praticamente uguale a quello del dipolo, perché sia la distanza che
lo sfasamento tra le due antenne sono praticamente zero. In sostanza,
si può pensare al dipolo ripiegato come ad una schiera formata da due
dipoli (quasi) coincidenti.
Gli estremi dei due dipoli presentano sempre la stessa tensione,
perché le alimentazioni sono in fase; quindi si può usare un
conduttore metallico per collegare fisicamente gli estremi stessi,
semplificando molto il mantenimento del parallelismo tra i due dipoli
costituenti il sistema.
Perché usare il dipolo ripiegato? Ci sono parecchi validi motivi:
- la resistenza di radiazione elevata garantisce un'alta
efficienza anche in presenza di perdite non proprio contenute;
- nel caso di antenne a schiera end-fire, come le Yagi-Uda, la
resistenza di radiazione si abbassa all'aumentare del numero di
elementi, per cui usare un dipolo ripiegato mantiene piú elevata
la resistenza di radiazione finale, semplificando l'adattamento
(e, come sopra, riducendo il fattore di perdita);
- la costruzione meccanica dà notevole robustezza
all'assemblaggio, che risulta quindi piú solido di altre antenne;
- la costruzione é semplice ed economica, perché si può
ottenere da un unico profilato metallico piegato opportunamente
(da cui il nome di dipolo ripiegato);
- il centro del dipolo cortocircuitato presenta sempre tensione
nulla, quindi può essere messo a terra senza tante storie... in
particolare, può essere avvitato senza problemi ad un tubo
metallico (il 'boom' o 'boma' dell'antenna), cosa che non si può
fare con il dipolo semplice;
- per potenze modeste, od antenne solo riceventi, si può
utilizzare una discesa bilanciata in linea bifilare, usando la
piattina in politene da 300 W , che ha perdite relativamente basse
e costa poco (ma ormai é difficile da trovare!).
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Antenne ad un solo braccio: la
Ground-Plane
Se poniamo una lampada sopra uno specchio (perfetto), ad una certa
distanza da esso, da sopra lo specchio vediamo due lampade; in maniera
del tutto analoga, se appoggiamo verticalmente su uno specchio un
braccio di dipolo (cioé uno stilo semplice), vediamo due bracci, cioé
un dipolo intero.
Possiamo approfittare di questo fatto per realizzare un'antenna
lunga solo la metà di quanto dovrebbe essere, usando uno specchio
riflettente al posto dell'altra metà. Lo specchio in questione non é
altro che un piano conduttore sufficientemente esteso; il piú comune
tra i piani conduttori é la terra, per cui questo viene spesso
chiamato 'piano di terra'.
Il campo elettrico irradiato dal singolo braccio é la metà di
quello complessivo prodotto dal dipolo, per cui la potenza irradiata
dovrebbe essere un quarto; però lo specchio rimanda in su tutta la
potenza che viene irradiata verso il basso (il mezzo lobo inferiore),
perciò, nel complesso, la potenza irradiata sopra al piano di terra
é la metà di quella prodotta da un dipolo intero a parità di
corrente (mentre sotto al piano di terra é zero!). Di conseguenza, la
resistenza di radiazione é la metà di quella che del dipolo
semplice, vale a dire circa 36 ohm (per questo motivo un tempo si
suggeriva di alimentare questo tipo di antenne con due cavi di
impedenza caratteristica pari a 75 ohm in parallelo tra loro).
L'efficienza di queste antenne é quindi di principio relativamente piú
bassa di quella del dipolo semplice, a parità di materiali
utilizzati. Ma la principale diminuzione d'efficienza é causata dalla
qualità dello specchio impiegato; infatti, se questo non é
perfettamente conduttore, la riflessione é solo parziale, ed una
parte significativa della potenza va persa nello scaldare lo specchio
stesso. Per questo motivo si usano vari metodi per migliorare
l'efficienza del piano di terra; nel caso di frequenze molto alte, é
possibile usare un disco metallico solido, ma a frequenze basse le
dimensioni rendono proibitiva questa soluzione (l'antenna ground-plane
é spesso usata in onde medie e lunghe). Allora si ricorre ad un
insieme di conduttori, interrati o sospesi, che permettano di
abbassare le perdite del terreno riducendone la resistenza elettrica;
nelle esecuzioni professionali, i conduttori possono essere
due-trecento, e talvolta di piú, oppure può essere usata una rete
metallica interrata a qualche centimetro di profondità. Nelle
esecuzioni amatoriali, questo tipo di soluzione é chiaramente
inattuabile. Si deve quindi accettare un compromesso ragionevole, che
si basa sul seguente ragionamento: alcuni radiali posti
orizzontalmente e connessi elettricamente in un punto centrale,
possibilmente spaziati ad angoli regolari, costituiscono una linea di
trasmissione radiale, cioé nella quale le onde elettromagnetiche
viaggiano in direzione radiale dal centro alla periferia e viceversa.
Se questa linea é lunga esattamente un quarto d'onda, si comporta
come un trasformatore a lambda quarti, e fa vedere all'ingresso (cioé
al centro) il reciproco dell'impedenza di carico; se la linea é
aperta all'estremità, si vede il reciproco di un circuito aperto, cioé
un cortocircuito (o quasi). Le perdite sono allora abbastanza
contenute e il tutto può funzionare (relativamente) bene;
naturalmente, sempre che i radiali siano in numero sufficiente a
simulare decentemente una linea radiale... e tre non é un numero
sufficiente!
C'é anche da dire che, poiché bisogna adattare l'impedenza
dell'antenna ai fatidici 50-75 ohm , la resistenza introdotta dalle
perdite del piano di terra, alzando l'impedenza totale, può far
comodo, qualora l'efficienza non sia importante; ma non lamentatevi
poi se il vicino col dipolo riceve benissimo la stazione DX che voi
non sentite proprio.
Essa viene utilizzata molto ache per quanto riguarda la ricezione
della banda f.m., mw ed lw. Il lobo di radiazione di un dipolo
disposto verticalmente é praticamente parallelo al suolo; quello
della ground-plane é invece chiaramente rialzato, in quanto la
potenza viene riflessa in su dallo specchio; per limitare questo
inconveniente, si usa inclinare in giú i radiali rispetto
all'orizzontale; con ciò, cambiando l'angolo di riflessione, si
riesce ad abbassare il lobo fino a quella ventina di gradi circa che
fa comodo per il DX; però, in cambio, si aumentano le perdite del
piano di terra, che in effetti diventa piú piccolo.
Le antenne ground-plane, se proprio non se ne può fare a meno, si
possono anche accorciare, come nel caso dei dipoli caricati, al prezzo
di una (rilevante) diminuzione dell'efficienza. L'accorciamento però
si può applicare allo stilo verticale, ma se viene applicato ai
radiali introduce una ulteriore perdita di qualità nel piano di terra
(che già abbiamo visto essere piú o meno insoddisfacente di suo),
per cui é proprio meglio evitarlo.
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